Non tutti sanno che a Roma ci sono delle statue “parlanti”, che dal 1500 danno voce a pensieri irriverenti e componimenti satirici, trasmettendo, attraverso messaggi anonimi, pesanti critiche e sbeffeggiamenti contro potenti e governanti.
Le statue sono antiche sculture quasi tutte di epoca romana, collocate in vari punti del centro storico della città. Iniziarono a “parlare” nella Roma dei papi del XVI secolo, quando i cittadini decisero di esprimere il loro malcontento contro il potere temporale della Chiesa, lasciando bigliettini con messaggi satirici e ironici contro il Papa e la sua autorità.
Erano un mezzo per protestare in maniera molto diretta e irriverente, rimanendo nell’anonimato e quindi potendo dare sfogo al proprio risentimento senza temere di essere sanzionati.
“Quod non fecerunt barbari, Barberini fecerunt” (“Ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini”), con chiaro riferimento a Papa Urbano Barberini, che aveva fatto prelevare le travi bronzee del Pantheon per la costruzione del baldacchino di San Pietro del Bernini, pare sia stato il primo messaggio della statua più importante, quella di Pasquino, da qui il termine “pasquinate“.
Questa statua si trova nella piazza cha da essa prende il nome, Piazza di Pasquino, nelle vicinanze di Piazza Navona.
E’ molto danneggiata, priva delle braccia e delle gambe e con il volto semidistrutto, ma la figura maschile che rappresenta, probabilmente un guerriero romano, è stata capace, e lo è ancora, di riferire i forti messaggi e le invettive che durante la notte i cittadini romani appendevano al suo collo contro le personalità del tempo.
Poiché i messaggi si facevano sempre più irriverenti, i papi che si susseguirono negli anni tentarono di arginare queste provocazioni in ogni modo, facendo sorvegliare la statua giorno e notte, condannando chiunque fosse sospettato di scrivere, e fu allora che iniziarono a comparire biglietti anche su altre statue della città.
Il Marforio è una di queste, probabilmente la più nota dopo quella di Pasquino. Risale al I secolo d.C. e rappresenta una divinità marina, probabilmente Oceano o Nettuno, oppure fluviale, la personificazione del Tevere.
E’ adagiato su un fianco, sul bordo della fontana, con una folta barba e lunghi capelli ricci, ha in mano una conchiglia ed è vestito con un ricco e morbido drappo.
La statua, rinvenuta nel Foro di Augusto, si trova oggi ai Musei Capitolini. Tra Marforio e Pasquino c’era un intenso ed ironico dialogo, con le domande e le risposte che si susseguivano dall’uno all’altro, cariche di irriverenza e sfrontatezza.
Un’altra statua parlante è quella del Babuino, che si trova nell’omonima strada, un tempo Via Paolina, e rappresenta un sileno.
Come Marforio, è adagiato su un fianco sul bordo di una fontana. Questa scultura è molto più recente rispetto alle altre, che sono di epoca romana; è stata infatti realizzata nel 1571 e subito ribattezzata dai Romani “Babbuino” per il suo aspetto simile ad una scimmia ed i suoi messaggi vennero detti “babbuinate”.
L’unica statua parlante femminile è quella di Madama Lucrezia, un grande busto di epoca romana che proviene probabilmente da un tempio dedicato alla dea Iside. E’ incerto se rappresenti la dea stessa oppure una sua sacerdotessa.
Si trova in Piazza San Marco accanto a Palazzo Venezia.
C’è quindi la statua del Facchino, anche questa con una fontana. Si trova in Via Lata, anche se originariamente era collocata in Via del Corso.
La statua è molto danneggiata perché venne sfigurata a causa della somiglianza con Martin Lutero.
Fu realizzata dallo scultore Jacopo del Conte nel 500 e rappresenta un uomo che tiene in mano una botte; probabilmente apparteneva alla Corporazione degli Acquaroli, che la notte raccoglievano l’acqua dalle fontane pubbliche e la trasportavano nelle botti per poi rivenderla ai cittadini, per questo venivano anche chiamati facchini.
Infine la statua dell’Abate Luigi, che si trova in Piazza Vidoni, vicino alla Chiesa di Sant’Andrea della Valle.
La somiglianza con un abate dell’epoca gli diede il nome, ma non se ne conosce la reale identità. E’ risalente al III secolo d. C. e la sua testa è stata più volte danneggiata e ricostruita.
Tutte queste statue fanno parte della Congrega degli Arguti, e ancora adesso parlano come tanti anni fa, con la loro irriverenza e la loro ironia, spesso irrispettosa, ma dando sempre espressione al sentimento popolare, oggi come nella Roma dei Papi del 1500.
Foto di copertina di Miti e Misteri.it