Tagli alla scuola. Prosegue la politica dei tagli: adesso tocca alla scuola e con la manovra chiuderanno 700 istituti, i sindacati sono pronti allo sciopero.
Un governo saggio dovrebbe considerare sacri due punti: la sanità e la scuola. E invece proprio i due motori di un Paese sono ancora una volta bersagliati.
Adesso arriva una nuova manovra che porterà alla chiusura di 700 istituti in due anni e l’opposizione e i sindacati assicurano battaglie di protesta. Il ministero intanto contrattacca dicendo: “i tagli non sono veritieri c’è un equivoco”.
“Sul tema del dimensionamento scolastico vorrei precisare che le scelte del dicastero vanno nella doppia direzione di mitigare gli effetti delle normative precedenti e di osservare i vincoli dell’Europa in attuazione del PNRR: non si può essere europeisti a corrente alternata, solo quando non costa alcuno sforzo”,
Queste le parole del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che ha aggiunto:
“Le misure approvate dai ministri Azzolina e Bianchi hanno illuso il mondo della scuola, facendo credere che si potessero istituire nuove istituzioni scolastiche, ma facendosene carico per soli tre anni. Scaduta quella disciplina temporanea e transitoria (oggi in contrasto con il PNRR) se non fossimo intervenuti si sarebbe arrivati a una disciplina più penalizzante per ben 90 posizioni di dirigente scolastico e direttore amministrativo. È importante quindi uscire da un equivoco su cui troppi stanno giocando: la norma da noi proposta non prevede chiusure di plessi scolastici, ma l’efficientamento della presenza della dirigenza sul territorio, eliminando l’abuso della misura della “reggenza”, vero deficit organizzativo che abbiamo ereditato”.
Tagli alle scuole: la risposta dei sindacati
“L’ennesimo dimensionamento della rete scolastica nazionale è uno degli elementi più gravi di questa manovra complessivamente deludente per i nostri settori. L’accorpamento degli istituti si configura nei fatti come un vero e proprio taglio che ancora una volta andrà a colpire le regioni e i territori più deboli” ha detto il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli.
“Già nei prossimi due anni potremmo assistere alla scomparsa di oltre 700 istituti, un “risultato” al quale si arriva innalzando gli attuali parametri minimi per la costituzione delle autonomie scolastiche che passano da 600 a 900-1.000 alunni. In questo modo verranno ridotti i posti di organico di oltre 1.400 dirigenti scolastici e Dsga. E la riduzione è destinata inesorabilmente ad aumentare nel tempo, fino all’anno scolastico 2031/2032 quando le autonomie scolastiche passeranno dalle attuali 8.136 a 6.885. Di fronte a questa situazione – annuncia Sinopoli – non possiamo che preannunciare una forte mobilitazione della categoria”
I sindacati promettono protesta per tutelare l’istruzione e di conseguenza tutti i posti di lavoro che andrebbero irrimediabilmente ridotti, come ha evidenziato Sinopoli.
Duro anche Giuseppe D’Aprile segretario generale della Uil Scuola Rua che ha detto:
- “Indipendentemente dal governo pro tempore in carica qualsiasi esecutivo che decide di tagliare sul sistema di istruzione, agendo sulla base di logiche da ragioniere, non è un governo lungimirante” e aggiunge: “La scuola va tenuta fuori dai vincoli di bilancio. È questo il principio per sostenere un sistema di istruzione nazionale, moderno e di qualità. Inutile trincerarsi dietro all’analisi demografica perché l’insieme degli studenti della scuola dell’obbligo non è solo un numero, corrisponde a giovani in realtà e condizioni molto diverse, a cui si può dare una risposta a partire proprio dalla dimensione delle classi: 18/20 alunni dovrebbero tornare ad essere uno standard per il nostro Paese“ .
Francesca Galleano
Ti può interessare anche:
https://liguriaday.it/2022/12/02/caos-serie-a-juventus/