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Politica in Liguria: spazio alle nostre donne, se sanno prenderselo

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Il Decamerone, nella nona novella della seconda giornata, ci parla di una nostra antica conterranea – Ginevra Lomellini – che agli inizi del Trecento si destreggiava nell’impresa come e meglio di tanti colleghi di sesso maschile.

Verso costei Giovanni Boccaccio riferisce gli elogi del consorte Barnabò: «… appresso questo la commendò meglio sapere cavalcare un cavallo, tenere un uccello, leggere e scrivere e fare una ragione come se un mercante fosse».

Tutto questo in chiara controtendenza rispetto agli usi del tempo, che generalmente consentivano di apprendere l’uso della scrittura soltanto alle monache, perché leggessero le lodi del Signore sui testi sacri. Oltre che alle badesse, incaricate di tenere i conti del proprio monastero.

E i casi in controtendenza come quelli della Lomellini creavano non poche apprensioni al dominio patriarcale.

Tanto tempo è passato da allora e oggi le donne di Liguria sono perfettamente inserite nel mondo del lavoro, dove si fanno valere egregiamente, nelle rappresentanze sindacali come nelle imprese.

Tanto per dire, Costanza Musso, amministratore delegato dell’impresa trasportistica di famiglia, è stata nominata Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Mattarella nel maggio 2019.

La camoglina Cristina Santagata è stata eletta “ambasciatrice della città di Genova nel mondo”.

Come mi è già capitato di scrivere, però, mancano all’appello le donne in politica.

Mi è stato risposto citandomi presenze femminili negli organigrammi pubblici: Paita, Pinotti, Cavo…

Ma io parlavo di donne che non riciclassero schemi carrieristici al maschile. E gli esempi ci sarebbero.

Penso a una ragazza sulla quarantina che conosce molto bene Genova, essendo stata borsista Erasmus in Italia: la sindaca di Barcellona Ada Colau.

Ascoltiamola: «ripartire dal protagonismo delle persone e realizzare una rivoluzione democratica con nuove forme del fare politica, più trasparenti, che impedissero la corruzione e mettessero al centro le priorità della cittadinanza, non dei partiti».

Ce lo vedete il trio di donne in carriera di cui sopra?

Intanto Ada insiste: «bisogna parlare più di empatia, cooperazione, lavoro in rete. La femminilizzazione della politica intesa non solamente come aumento delle donne nella vita pubblica, ma come cambiamento di valori, priorità, pratiche».

Maura Galli

articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

N.d.R: L’opinione degli autori non coincide necessariamente con quella della Redazione. 

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