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Erzelli, il cerchio si chiude

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La storia degli Erzelli è cominciata da una collina, una collina verde sopra Cornigliano che è stata decapitata per recuperare la terra per costruire la nuova Italsider sul mare.

Dopo decenni quel mozzicone di collina è stato venduto per quattro soldi a un imprenditore dei trasporti del porto e della logistica che ne ha fatto un immenso deposito di container.

Dopodiché una grossa azienda milanese già presente con iniziative di dubbio successo a Genova ha deciso di comprare quei terreni dal proprietario: visto quanto li ha pagati e li ha usati, ha realizzato un profitto milionario

A questo punto un apprezzato manager genovese di primo livello ha avuto un’idea, una bella idea, non particolarmente originale, anzi una copiatura di una iniziativa già presente in varie parti d’Europa e in particolare a Nizza in Francia.

L’idea era quella di creare nella zona una concentrazione di aziende high-tech, collegata alla Facoltà di Ingegneria e immersa in un grande parco.

Il primo architetto incaricato di preparare un progetto è stato – manco a farlo apposta – Renzo Piano, che già in zona aveva lavorato per conto di suo padre e conosceva benissimo l’area e i travagli di quel luogo.

Renzo Piano ha parlato di “restituzione al ponente”: un grande parco di decine di ettari e una cittadella dell’informatica e dell’Industria hi-tech che sarebbe diventato vanto della città.

Visti i primi disegni noi di Legambiente abbiamo espresso più di un dubbio sul reale interesse economico e industriale di industrie hi-tech a trasferirsi a Genova e aumentare la prevista occupazione.

Ovviamente i nostri grandi politici e i nostri grandi banchieri hanno pensato che fare conti come facevo io sulle prospettive generale macroeconomiche fosse una sciocchezza. E hanno finanziato per alcune centinaia di milioni di euro l’operazione.

Il primo intoppo è sorto quando Renzo Piano si è tirato fuori dal progetto affermando di non voler mettere la firma alla costruzione di casette sulla collina.

In poche parole, parlando coi suoi ipotetici datori di lavoro aveva capito che il progetto e Carlo Castellano (il primo promotore dell’idea) erano una cosa, quelli che volevano costruire e ci mettevano i soldi intendevano ben altro. E se ne è scappato di corsa.

E infatti il ben altro si è puntualmente avverato: le aziende che sono finite agli Erzelli sono tutte già presenti a Genova. E anzi, appena arrivate a Erzelli hanno cominciato a licenziare sistematicamente.

Per salvare la baracca i nostri politici hanno pensato di trasferire ad Erzelli – a costo pubblico e pagando i terreni ai privati – la Facoltà di Ingegneria. Poi hanno trasferito l’Istituto italiano della tecnologia.

E fin qui i soldi ce l’ha messi il pubblico.

La stessa azienda – costruita pezzo per pezzo da Castellano (Esaote )– ha affittato agli Erzelli ma ha comperato a Firenze, ben consapevole – dovendo metterci i soldi – di quali erano i vantaggi e quali gli svantaggi.

Solo recentemente ha investito su un impianto nuovo a Multedo. Allora, nel tentativo disperato di trovare qualcosa per far quadrare i conti, i dirigenti pubblici hanno partorito l’idea geniale di costruire agli Erzelli l’ospedale del Ponente.

Nonostante tutta una serie di garanzie economiche e politiche, i nostri eroi si sono ritrovati il rifiuto totale di tutti i grandi gruppi della sanità privata, che non hanno nessuna intenzione di costruire un ospedale agli Erzelli. Oddio, se proprio lo Stato lo costruisce e poi glielo regala forse sarebbero disponibili, ma metterci una lira neanche parlarne.

La vicenda è andata avanti di male in peggio: il disastro della Cassa di Risparmio di Genova è anche un credito inesigibile per alcune centinaia di milioni dai proprietari dei terreni di Erzelli.

A questo punto il passaggio successivo è stato, come al solito, l’intervento salvifico dello Stato che si comprerà tutti i debiti inevasi e di fatto diventa padrone dei terreni di Erzelli.

Ma – attenzione – lo Stato e la società che lo rappresenta non sono lì per fare cose, sono lì per recuperare soldi. Quindi l’ipotetico trasferimento di Ingegneria (a cui mancano alcune decine di milioni di euro, una strada per arrivarci, un sistema di trasporto pubblico efficiente per portare migliaia di studenti e lavoratori concentrati in poche ore) è di là da venire.

Lo stesso Castellano ha pubblicamente ammesso recentemente il fallimento del progetto, nonostante il supporto politico ed economico di politici bipartisan a imprenditori incapaci.

Alla fine non ci resta che aspettare sulla riva del fiume che l’intervento della nostra pavida Procura e magari della incoerente Sovrintendenza faccia giustizia di una operazione culturalmente criminale, decapitando quella cupola di affaristi e politici che negli ultimi decenni ha spadroneggiato a Genova nel silenzio delle agenzie che dovrebbero tutelarci. Ovviamente tutto pagato coi nostri soldi.

Andrea Agostini

articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

Immagine di Copertina: Erzelli.it
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