ECOCIDIO il crimine ambientale

Ecocidio, il crimine ambientale

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Quando si parla genericamente di atti criminali il pensiero corre immediatamente ai rapporti di ostilità che troppo spesso si instaurano tra gli uomini, intesi come specie.

La storia del genere umano propone alla nostra valutazione un percorso millenario di crescita e di sviluppo dell’uomo frequentemente intervallato da scontri, guerre, aggressioni, omicidi e tutto quanto il vasto repertorio che in questo sostantivo possiamo immaginare.

La criminologia è infatti per definizione “La scienza che studia i comportamenti criminali, l’insieme ordinato delle conoscenze empiriche sul crimine, sul reo, sulla condotta socialmente deviante e sul controllo di tale condotta sulle vittime.”

Vista la premessa l’impressione iniziale è che questa disciplina  esamini quasi in via esclusiva comportamenti devianti o atti delittuosi compiuti tra esseri umani.

Tuttavia, sebbene sia sempre l ‘uomo al centro di questi  accadimenti sconsiderati in qualità di responsabile diretto non è esattamente questa la prospettiva che vuole essere esposta in questo documento. 

Allargando infatti il concetto di crimine possiamo scoprire che esiste un diverso modo di compiere atti criminali ma questa volta non più nei confronti diretti del suo simile ma piuttosto nei confronti dell’ambiente di cui anche la Corte Penale Internazionale si sta occupando individuando sanzioni penali e atti di condanna per i responsabili, siano essi persone fisiche, società private o enti.

Il tema è talmente vasto per dimensione e talmente gravi sono le sue conseguenze che è stato coniato il neologismo: Ecocidio, ovvero il crimine che si attua nei confronti del pianeta, un crimine contro la Terra, gli oceani, i mari, i laghi,
i fiumi e tutto l’ecosistema su cui poggia la nostra stessa esistenza di specie.

L’Ecocidio è stato anche definito come un crimine contro la terra e conseguentemente contro gli esseri umani. 

Questo termine è stato coniato negli anni settanta a Washington in occasione della conferenza sulla guerra.

 Gli studiosi del diritto si sono domandati già cinquanta anni fa se non fosse giunto il momento di etichettare un comportamento sconsiderato dell’uomo nei confronti dell’ambiente.

Un primo passo per stabilire le regole di un comportamento etico dell’uomo  nei confronti di tutte le forme di vita esistenti sulla terra. 

Oggi più di ieri si sente la necessità  da parte del legislatore di dotarsi di una legge   che sia giuridicamente vincolante a livello nazionale.

Fortunatamente con la legge penale n 68 del 2015 anche i comportamenti colposi nei confronti dell’ambiente sono stati inclusi nel codice penale sottraendoli in parte al codice del ‘ambiente d. legisl.152 del 2006 che proponeva solo sanzioni amministrative e contravvenzioni. 

Con l’introduzione di questa legge penale è stata prevista la responsabilità della persona fisica a cui sono ascritti i capi d’ imputazione.

L’art 1 della legge 68 del 2015 prevede 6 nuovi delitti: disastro ambientale traffico e abbandono di materiale radioattivo impedimento del controllo omessa bonifica ispezione di fondali marini

In particolare l’art 452 bis del codice penale punisce l’inquinamento ambientale e prevede una sanzione da 2 a 6 anni oltre alla multa di 10.000 e 100.000 euro a seconda della gravità del danno.

Viene introdotto il principio di alterazione significativa e misurabile del danno all’ ambiente e i suoi effetti nel futuro.

Vengono presi in esame fattispecie legate sia all’ inquinamento generico (sversamento di liquidi inquinanti) che l’uccisione involontaria di animali quale conseguenza di una azione sanzionabile.

Un esempio su tutti è l’impiego di prodotti chimici per l’agricoltura che se da una parte porta giovamento alle culture dall’altra è noto che insetti, uccelli e piccoli mammiferi trovano la morte quando si cibano di vegetali esposti a questi inquinanti.

Il lavoro è molto ed è molto articolato poiché rappresenta la somma dei tre elementi da tutelare, aria, terra, acqua.
Riteniamo che manchi una visione d’insieme e vadano rafforzati i controlli utilizzando una forza lavoro molto più articolata e coesa. Ad oggi gli interventi sono nella sfera di competenza di diversi enti che spesso si limitano a raccogliere le testimonianze e le prove del’ evento criminale. Il ministero dell’ambiente dovrebbe disporre un proprio corpo speciale in grado di monitorare tutto il territorio anche con l’aiuto delle guardie forestali, vigili urbani, guardia di finanza, volontari, esercito.

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Info Walter Pilloni

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Affermato Imprenditore, da anni porta avanti la missione di divulgatore ambientale. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato centinaia di articoli su clima e ambiente, realizzato 3 libri e un programma tv. Per le sue frequentazioni dei mercati asiatici, è stato nominato Ambasciatore di Genova nel mondo. E' consigliere comunale di VINCE GENOVA.

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