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Librai indipendenti alla riscossa

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In questo periodo arrivano a pioggia richieste di investimento in Amazon da parte di varie organizzazioni di trading, molto borderline.

In effetti, tra alti e bassi (basta vedere un qualsiasi grafico) chi avesse investito un anno fa 1.000 euro, oggi ne avrebbe circa 1.300. Merito, o colpa, del Covid, che ha determinato la corsa agli acquisti on line, soprattutto per quanto riguarda il mercato dei libri.

Ciò ha determinato, durante i primi mesi del lockdown, cali fino al 70% per quanto riguarda le librerie indipendenti.

Ma con tutto il rispetto per il multimiliardario Bezos, per fortuna, o meglio per merito degli stessi librai, oggi non è più così.

Anche in Liguria, negli ultimi mesi, oltre alla riapertura di molte attività che sembravano in crisi totale, sono nate nuove librerie indipendenti, con un incremento delle vendite tra il 30 e il 40%.

E questo nonostante, da parte della Regione, non sia stato fatto assolutamente nulla per aiutare questo settore, colonna portante della cultura.

Con tutta la buona volontà, un assessore non può detenere (dal sito ufficiale della Regione) “Politiche socio sanitarie e Terzo Settore, Politiche giovanili, Scuola, Università e Formazione, Cultura e Spettacolo, Programmi comunitari di competenza”, tutto insieme.

Un meltingpot che mischia la sanità con la scuola, lo spettacolo con attività no profit, ad orientamento al sociale e non governative, che possono riassumersi nel c.d. terzo settore. E la cultura con le politiche giovanili.

Si aiutano bar e ristoranti (sacrosanto) dando loro gratuitamente spazi esterni per poter riprendere l’attività: si incentiva insomma il cibo per il corpo ma non per la mente.

Per i librai indipendenti, i piccoli e medi imprenditori, che alle spalle hanno solo il lavoro e l’impegno personale, non è stato fatto assolutamente nulla. Eppure sarebbe bastato poco, offrendo loro nuovi spazi, iniziative, mercati specializzati.

La Fiera del Libro di questi giorni, a Genova, è deprimente, sparsa un po’ dappertutto.

Se viene permesso ai mercati antiquari di utilizzare la piazza e i locali del Ducale, non si vede il motivo per cui la stessa cosa non viene autorizzata per i librai. Si dice perché “il decreto attualmente in vigore non permette di radunarsi nelle location storiche della Fiera del Libro di Genova”.

Quisquilie e pinzillacchere diceva il buon Totò, per una citazione culturale…Il fatto è che libri e cultura, e chi ne produce, sono invisi a chi usa l’ignoranza per propagandare idee che arrivano alla pancia ma non al cervello.

Una società che legge produce anticorpi, innalza barriere contro il pensiero unico, induce a pensare e a riflettere e questo è generalmente inviso a chi detiene il potere.

Era forse più onesto lo slogan “libro e moschetto”: adesso siamo per fortuna senza moschetto ma disgraziatamente senza libro.

Meglio pensare a un antico proverbio araboun libro è un giardino che puoi custodire in tasca”. E i librai sono i nostri giardinieri, quelli indipendenti, anche nostri amici.

CAM

articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini 

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