25 Aprile Resistenza donne

Speciale 25 Aprile. Le donne della Resistenza civile

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Senza l’aiuto della Resistenza civile non avrebbe potuto esserci Resistenza armata: in un territorio ostile un movimento clandestino non riuscirebbe a sopravvivere. Importantissimo fu il ruolo di sostegno dei contadini e in particolare delle donne.

Quando l’8 settembre si manifestò drammaticamente la liquefazione dello Stato furono soprattutto le donne a soccorrere i soldati che sbandavano in un Paese occupato, nel nome della solidarietà umanitaria e dell’odio contro la guerra. Donne molto diverse tra loro: ma per tutte fu il momento della “scelta morale”, dell’assunzione di responsabilità, che si trasformò poi in partecipazione e autonomia. Le donne proseguirono su questa strada, innanzitutto nascondendo: durante i rastrellamenti nazifascisti furono loro a rendere invisibili gli uomini di fronte alla minaccia della deportazione. E poi tacendo e vigilando, in una situazione che si fece via via sempre più difficile. Resistettero quotidianamente sotto i bombardamenti, con i carretti andarono a cercare cibo, risalendo faticosamente e pericolosamente la Cisa verso Parma.

Nei racconti che ho raccolto questo impegno emerge ovunque. Per esempio nel momento epico della Resistenza in Val di Magra, il rastrellamento del 29 novembre 1944. Le donne affrontarono i nazifascisti ricorrendo ai più svariati stratagemmi e alle tecniche di dissuasione tipiche della creatività di genere: dal fingersi affette da malattie infettive, come Aldemara Gianrossi di Caprognano di Fosdinovo, a cucinare per i nemici mantenendo la calma e fingendosi disinteressate della sorte di mariti e figli, come Maria Carlini di Castelnuovo; dal nascondere, sfamare e assistere i propri uomini fino a curare i corpi dei morti, a rischio della propria vita, come la castelnovese Gemma Tenerani, sorella di Rufinengo. Nessuna donna tradì: come sottolinea Nella Lazzini di Caprognano, “la clandestinità senza spie funziona”

Carmela Lurpini

Al lato opposto della provincia spezzina, la Val di Vara, è vivo il ricordo di Carmela Lurpini, per tutti “la Mamma”. Madre di otto figli, vedeva nei ragazzi che avevano scelto la sua casa di Boschetto, poco sopra Antessio di Sesta Godano, come sede del Comando di Zona, il proprio figlio che aveva in guerra in Russia. La casa ospitò centinaia di giovani che avevano bisogno di lei. Nel momento epico della Resistenza in Val di Vara, il rastrellamento del 20 gennaio 1945, Carmela fu eroica. Un ufficiale tedesco la terrorizzò perché parlasse, minacciando di incendiare la casa. Lei lo affrontò da sola con straordinario coraggio. Possiamo solo immaginare la sua disperata difesa verbale, con un diluvio di parole in un dialetto quasi incomprensibile, mentre mostra al tedesco la foto del figlio disperso in Russia. Alla fine l’ordine “Feuer”, fuoco, non fu pronunciato e tutto fu salvo.

Leonardo Paggi ha auspicato una concezione della Resistenza “in cui la madre non abbia uno spazio minore del partigiano”. Una concezione che è un potente strumento di trasformazione culturale: perché insegna che tutti e tutte, e quindi anche i più deboli, e in ogni occasione, possono fare qualcosa.

Giorgio Pagano

articolo scritto dalla redazione de La voce del Circolo Pertini

Copertina: Comune di Buccinasco

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