sversamento radioattivo Giappone
Centrale nucleare di Fukushima in Giappone

Oceano malato terminale: il Giappone opta per lo sversamento nucleare in mare

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Eccola. Un’altra, l’ennesima, brutta notizia per l’ambiente che proprio non riesce a trovare pace.

Arriva dal Giappone, il paese del Sol Levante, dove tradizione, storia e cultura vivono e convivono con innovazione e tecnologia. Dove passato e futuro sembrano aver trovato un punto d’incontro. Un paese apparentemente dalla mentalità aperta, dove sembra facile trovare un compromesso tra quello che è stato e quello che sarà. Ma che in questo caso si mostra sotto una luce molto poco lusinghiera oltre che povero in lungimiranza.

Stiamo parlando della decisione del governo nipponico di sversare nell’Oceano Pacifico, nell’arco dei prossimi due anni, milioni di tonnellate di acqua radioattiva.

1,23 milioni di tonnellate per l’esattezza. Acqua reflua radioattiva stoccata nei mille serbatoi disposti nel grande piazzale antistante la centrale nucleare di Fukushima, dove 10 anni fa avvenne il disastro nucleare a seguito del tragico tsunami che devastò il paese.

Il liquido verrà rilasciato entro i prossimi due anni e proseguirà per almeno altri venti.

Questa decisione, come è stato anche denunciato dalle associazioni ambientaliste, ignora i diritti umani e le leggi marittime internazionali in tema di tutela ambientale.

Si è scelta l’opzione più semplice come sempre. In sfregio alle lecite rimostranze della popolazione, della comunità dei pescatori molto preoccupati per la salute della fauna ittica e – conseguentemente – del loro lavoro, e delle nazioni vicine.

In queste ore si stanno facendo dei tentativi in extremis per scongiurare questo atto vandalico da parte della Tokio Electric Power Company.

Residenti, agricoltori e pescatori, così come i paesi vicini, Cina e Corea del Sud, si dichiarano fortemente contrari a questa iniziativa. Seul convoca l’ambasciatore giapponese contestando con forza la scelta del Governo di avviare questo smaltimento.

Abbiamo vagliato tutte le opzioni. Questa è la più realistica.” ha dichiarato il primo ministro giapponese Yoshihide Suga. Che però “assicura”: “l’acqua contaminata verrà dispersa solo dopo aver rimosso molti degli elementi radioattivi e solo dopo che i rimanenti materiali come il Trizio saranno al di sotto dei livelli di rischio stabiliti dalla Comunità Scientifica.

L’agenzia internazionale per l’energia atomica (International Atomic Energy Agency – IAEA) conferma che i piani sono in linea con gli standard internazionali.

Ma sui social rimbalzano le preoccupazioni.

Il processo di bonifica della centrale non è finito, durerà ancora 20 anni almeno. Le mille cisterne sono ormai quasi piene, ma ci sono altri metodi di scarico, come lo stoccaggio del terreno o l’evaporazione. Il Governo non ascolta la voce del popolo. Non sappiamo veramente che impatto avrà in futuro questa scelta brutale sull’ambiente marino, sulla sicurezza alimentare e sulla salute umana.

Allo stato attuale si sa per certo (fonte PNASS) che i livelli di radioattività della zona sono da 5 a 100 volte più elevati di quelli del limite massimo raccomandato. In aggiunta, va detto, che le sabbie sotterranee posizionate di fronte alla centrale presentano contaminazione da cesio radioattivo per oltre 96 km dalla costa.

Che dire…Ancora una volta, insomma, l’uomo decide di sacrificare l‘ambiente.

Incurante delle quasi certe conseguenze che questa attività comporterà all’oceano. Il quale – già allo stato attuale – appare come un malato terminale al cui capezzale non si sofferma nessuno.

Foto di copertina: Open
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Info Walter Pilloni

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Affermato Imprenditore, da anni porta avanti la missione di divulgatore ambientale. Laureato in Giurisprudenza, ha pubblicato centinaia di articoli su clima e ambiente, realizzato 3 libri e un programma tv. Per le sue frequentazioni dei mercati asiatici, è stato nominato Ambasciatore di Genova nel mondo. E' consigliere comunale di VINCE GENOVA.

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